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Dada come Dedar. Tessuti d’autore da vivere e indossare

Abitare come abito, abbigliamento come arredamento.

Dada come Dedar. Scomposizione e smembramento, fusione di forme e simmetrie, incontri e ossimori di geometriche, illusioni ottiche, raccordi sinfonici di decori, arabeschi e rette, sinusoidi e parallelepipedi.

Dedar è quel luogo dove passato e presente si incontrano, sospesi nell’affascinante gioco della creazione. Creazione che si fa tessuto, morbido e setoso, passione che si fa carta, resistente ed accogliente.

Dedar veste e riveste ogni ambiente con tessuti sartoriali d’alto pregio che da soli sono in grado di attrarre l’occhio e riflettere il carattere di chi li sceglie.

Moda e contemporaneità, coture e architettura collimano nell’interior decoration firmata Dedar Milano. E il design d’impatto trova il suo habitat all’Atelier Virginio La Rocca dove ogni tessuto è un pezzo unico, dove ogni estro ed ogni personalità vengono soddisfatte.

 

Che siate eccentrici o tradizionalisti, amanti degli anni Cinquanta o delle prospettive futuristiche, i tessuti Dedar sapranno sempre come celebrare il vostro pensiero.

 

Intessere fili per dar vita a capolavori sempre nuovi, in fondo, altro non è che perfetta allegoria del pensiero che sboccia e si rinnova costantemente, intrecciando trame di esperienze passate e vite da vivere, in un incessante e complessa trama. Tessuti pensati e pensieri intessuti, quelli di Dedar, confezionati con la stessa cura che i grandi stilisti dedicano agli abiti d’alta moda. Vestiti per coprire, per apparire, per esprimere si fanno tessuti per arredare il luogo più intimo e personale dell’esistenza, quel luogo in cui ci si mette a nudo perché accolti da un vestito che ci abbraccia, da un tessuto che riveste l’animo dell’individuo, da una carta da parati che rivela, nel segreto dei propri cari o nella beata solitudine, il proprio pensiero.

 

La collezione Amoire di Dedar è poesia dal linguaggio universale, la sua grammatica è quella del tessuto moiré, tradizionalmente usato per l’abbigliamento, da cui nascono stoffe libere, tessuti ricchi perché privi di qualsiasi legge o diktat estetico o esecutivo, in un ossimoro pregno di carattere.

 

Creatività e textile design diventano allora la cifra stilistica dei tessuti Dedar, come accade con la collezione Cross Pollination, ispirata da una verve bordreline, all’estremo della contaminazione e dell’approccio olistico all’arte che sfocia in una pratica attraverso la quale il tessuto e l’arredamento diventano sintesi superiore del pensiero esternato.

 

Nel textile design di Dedar le nuove forme di decorazione divorano e metabolizzano le più diverse influenze, celebrando sodalizi inconsueti fra universi apparentemente paralleli fatti di immagini e miti.

 

Così ogni tessuto Dedar diventa molto più di un semplice intreccio di fili, sfiorando le vette della personalità e della personalizzazione, attingendo dall’arte al cinema, fino al mondo della natura e all’antropologia, da frammenti di nastro, superfici pittoriche, segni tribali, tie-dye, geometrie riflesse, grafismi metallici, disegni astratti, resi unici dalla scelta di materie eccellenti e dalla padronanza di tecniche di tessitura e stampa che garantiscono all’interior design Dada una customizzazione assoluta, anch’essa intessuta con determinazione dalla famiglia comasca Fabrizio che da anni arreda ed anima gli ambienti più indimenticabili.

 

Suggestioni e capricci della fantasia, erudite evocazioni dell’Oriente si ritrovano con Silkyway e Universo, due tessuti jacquard che rinnovano gli antichi motivi Ikat, grafici e contorni indefiniti, mutano in pattern astratti con Why, omaggio al Sol levante, tra ricami a punto bourdon e raso.

 

Cromie minute e ravvicinate prendono poi vita e dimensione con Jim, un punto di lino e cotone elegante e resistente, e Ziggy, allover su fondo raso a contrasto materico tra setosi sfondi e rilievi di lino, minuscoli motivi geometrici che dal Giappone planano verso la Russia ed i suoi ritmi con Ob-la-di e verso le decorazioni moresche con Pavillion Moire, passando dai decori multicolor delle abitazioni sub-sahariane con Soleil qui brille verso le filosofie Sotho con Geometrie qui bouge, dall’esotisomo moderno con About Flowers, fino all’espressionismo americano del XX secolo con Margaritas.

 

Un pellegrinaggio, dunque, quello firmato Dedar, un viaggio che non si arresta, come inarrestabile è la fantasia, avido di esperienze e luminescenze di culture lontane ed a venire. Storia e geografia impresse nei tessuti, come avviene con le geometrie tribali di Tangram, i motivi di New York New York che rimandano all’Art Déco, il velluto a rilievo su fondo moiré color avorio di Brio, ispirato alla haute-couture degli anni ’50.

 

E poi c’è Amoir Libre, libero ed unico come il legame da cui prende il nome, in cui l’eleganza del moiré, tanto lodata nobili e papi, si trasforma di metro in metro, proprio come le altalene emozionali della passione.

 

Sette è il numero alchemico, sette come i passaggi previsti dal processo produttivo che avviene mentre l’artigiano muove manualmente il tessuto fino a determinarne il disegno, una trama figlia dell’istinto, della perizia e del genio del creatore.

 

Filati grossi e sottili, lucidi o opachi e multicolore, si ritrovano in Chérie, materico tessuto della trama-ordito a forte contrasto, un contrasto tangibile, percettibile e scultoreo. Gli artigiani Dedar vestono gli ambienti come sarti certosini, trattando ogni oggetto ed ogni stanza, con la stessa attenzione che si riserva al corpo umano. Così le membra intestine delle dimore urbane si abbigliano di Principe di Galles, panama, tweed, rombi, grisaglia, che diventano tessuti d’arredamento materici e strutturati grazie ai filati doppi, ritorti, intrecciati con nastri lavorati su speciali telai per esaltarne la corposità.

 

Il Rinascimento damascato si rinnova grazie all’incontro tra la densità della lana e la delicatezza della seta, con superfici dinamizzate da armature e da piccoli motivi geometrici, irregolari, tridimensionali, bouclé o con inserti metallici. Il classico si fa moderno in Dedar, l’azienda di tessuti dove tutto è possibile, dove ha preso vita Chambray, fiammata in lino, cotone e viscosa, tessuto confortevole e resistente che prende il nome dalla camiceria bicolore “chambray”, ideale per rivestire divani e poltrone o realizzare tende, e Mademoiselle e Aplomb, raso di seta e raso di lana caratterizzati dalla bellezza del retro per sfiorare le vette della raffinatezza assoluta, e Kipling, shantung di seta contraddistinto per l’irregolarità delle trame che rimandano alla tradizione dell’intrecciarsi di due bachi.

 

E infine ci sono Tabularasa, tessuto composto da 96 fili per cm – disponibile in 55 varianti -, altro dei distintivi Grandi gamme di Dedar frutto del trattamento idrorepellente che ne fa un capolavoro di estetica e praticità e Modo, panama d’élite in pura lana vergine.

 

Tessuti di ineguagliabile pilling e resistenza all’abrasione, tessuti perfettamente stirati ed ostili all’obsolescenza.

 

Tessuti, quelli Dedar, che uniscono sogni, ispirazioni, fantasie, geometrie e geografie, leggende e suggestioni, legate tutte da un nastro, lo stesso che ha dato origine a Short-Cuts, jacquard che ricrea un intreccio di frammenti di strisce di tessuto dall’effetto tridimensionale enfatizzato dall’alternanza tra lucido e opaco.

 

Opaco come l’intimo di un ambiente e trasparente come lo sguardo di chi vi si riflette.

Silvia Tramatzu