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Luigi Bevilacqua, un sogno di tessuti e velluti veneziani che hanno segnato la storia.

Si spande il profumo d’Oriente, mentre la mente vaga nei palazzi di una Venezia antica e senza tempo. Le pareti, vestite d’oro e argento in ricami barocchi dai profili di velluti sgargianti danzano tra gli ambienti e raccontano una storia. La storia. Quella dei mercanti che dalla lontana Bisanzio portarono a Venezia pregiatissimi tessuti e di Marco Polo, che dalla Cina fece all’Italia il dono dell’amore per la tessitura e la produzione di seta greggia.

Ma occorre aspettare l’avvento di Luigi Bevilacqua (1844 – 1898) per dare inizio alla storia della moderna manifattura ed al momento in cui, spinto dalla sua intuizione, decise di fondare la prima azienda tessile in una vecchia scuola della seta della Serenissima in Fondamenta San Lazzaro, abbandonata dopo il decreto napoleonico del 1806. Vero pioniere dell’industria tessile, insieme al suo socio ebbe la fortuna di ritrovarvi i 18 telai del Settecento appartenuti alla scuola. Di generazione in generazione i telai e le tecniche sono stati preservati come patrimonio tessile dell’arte del tessuto made in Italy, mentre il marchio Bevilacqua ha conquistato un rinomato ruolo all’interno del panorama del tessuti italiani a livello internazionale prendendo alle Esposizioni Internazionali come quella di Bruxelles dove conquistò medaglia d’oro nel 1911, a Torino nel 1928 quando si aggiudicò il Gran Premio e a Barcellona nel 1929, anno del Diploma d’Onore.

Era il 1499 quando l’azienda di Santa Croce poi acquistata da Alberto Bevilacqua mise all’opera per la prima volta gli antichi telai del Settecento realizzando con fine arte manifatturiera broccati, lampassi e velluti dal potere unico di far rivivere regali atmosfere nelle case moderne.

Come riporta la storica dell’arte Annalisa P. Cignitti, il giovane Mansueti, allievo del Bellini, nel Quattrocento realizzò il suo quadro “San Marco Trascinato nella sinagoga”.nel quale compare un piccolo cartiglio contenente i nomi dei committenti, tra cui “Giacomo Bevilacqua, Tessitore” fornendo  testimonianza dell’ancestrale passione per l’arte, il bello e l’eleganza dei tessuti targata Bevilacqua.

L’Atelier Virginio La Rocca di via Leopardi a Milano, stregato ed affascinato dalla bellezza di questi tessuti, non ha potuto che aggiungerli come pezzi unici della sua esclusiva collezione. Stiamo parlando dei velluti veneziani firmati Alberto Bevilacqua.

Le tessiture Luigi Bevilacqua, sinonimo di magnificente perizia italiana e di arte decorativa, sono infatti in grado di adattarsi a qualsiasi design d’interni. Ogni architetto rimarrà incantato dalla magia che i tessuti Alberto Bevilacqua sono in grado di compiere esaltando per contrasto uno stile minimal ed ultramoderno o avvolgendo in un caldo abbraccio i legni e i mogani di un salotto e del suo mobilio.

La creatività odierna di un architetto o desginer contemporaneo non potrà che destarsi all’idea di rivoluzionare il concetto barocco trasportando le dense tessiture che oggi popolano sfarzose le chiese e le dimore di rappresentanza di Venezia in abitazioni private ed in sale da thé delle grandi metropoli Questo li ha resi tessuti preziosi e di lusso, adatti ad essere usati in dimore di rappresentanza e chiese.

E l’immaginazione spazia dinanzi al tessuto soprarizzo Colonne, velluto intrecciato con fili d’oro, che accarezza le colonne della Basilica della Salute ogni 21 Novembre in occasione della festa della Madonna della Salute, come al cospetto dei due velluti soprarizzo di Bevilacqua con varietà di fiori, acquistati negli anni Trenta del Novecento che oggi si mostrano in tutta la loro bellezza accanto a “La Madonna col Bambino e San Giovannino” di Rubens a Venezia, a Santa Maria del Giglio,  o di fronte al damasco “Fenice”, commissionato nel 1937 il per le tende delle scomparse sale apollinee del Teatro La Fenice ed agli altri tessuti Bevilacqua presenti nel transatlantico Conte di Savoia, varato nel 1931, con i velluti soprarizzo “Giardinetto” e “Rinascimento” che arredavano il Salone Colonna mentre progetta nella mente abitazioni accoglienti immerse nella vita metropolitana.

Grazie a Virginio La Rocca ed alla sua professionalità che sempre dimostra nel suo atelier di Milano, oggi il sogno può diventare realtà traducendosi in spazi unici e personalizzati.

Cangianti e sontuosi come i velluti, i broccati, i damaschi, i lampassi e rasi Bevilacqua fanno parte della collezione esclusiva dell’Atelier Virginio La Rocca perché conservano immutata la qualità ed il lusso degli albori. All’azienda Bevilacqua, infatti, lavorano instancabili mastri tessitori che tramandano le tecniche di un tempo e si alternano di generazione in generazione alle postazioni dei pregiati telai.

I motivi dei tessuti Bevilacqua si ispirano ad epoche passate, a sogni di corti lontane che splendono e fanno risplendere edifici attualissimi: leoni rampanti che richiamano l’arte sasanide e gli sciamiti prodotti a Venezia si alternano alle grandi foglie che avvolgono succosi melograni tipici delle decorazioni  quattrocentesche  “a cammino”, mentre fiori di cardo e loto, legni, pigne e flora varia compongono tessuti dai motivi “a griccia” che evocano il XV secolo si affiancano ai tessuti bizarre delle cineserie del Settecento.  Ma il viaggio attraverso i fili tra le epoche che hanno segnato la storia del tessuto prosegue fino agli anni’20 e ’30 in cui le Tessiture Bevilacqua consolidano la propria fama e guadagnano un posto nell’Olimpo delle tessiture grazie anche alla collaborazione con architetti quali Mario Romano che collaborò nella realizzazione del tessuto destinato alla compagnia aerea Ala Littoria (oggi Alitalia) e l’architetto svedese Carl Bergsten per il teatro di Goteborg in Svezia che Alberto Bevilacqua custodisce nella sede di Santa Croce) e che venne scelto dal Getty Museum di Malibù negli anni 2000.

L’artista Maja Sjöström, amica di Bevilacqua, contribuì in maniera decisa all’ascesa dei tessuti Bevilacqua: raffinata artista tessile ed amante dell’art nouveau, mise a punto tessuti ispirati alle linee sinuose delle corolle e dei petali, degli steli e delle forme del mondo vegetale, sede di miti e leggende della cultura svedese, che la portarono ad affinare la tecnica culminando nella creazione del lampasso “Three Crowns” per l’arredamento della sala delle omonima e la Sala del Consiglio del Municipio di Stoccolma, del Lampasso Svezia, del lampasso “Angeli” e del il Broccatello Copenhagen per il Municipio di Stoccolma.

Nel 1950 la Casa Bianca commissionò a Bevilacqua il velluto giallo su fondo oro che, da allora, viene chiamato velluto “Casa Bianca” e nel 1953 Cesare Bevilacqua viene nominato “Fornitore Pontificio” ed ancora oggi i tessuti Bevilacqua connotano le sale vaticane. Negli anni ’80 i reali svedesi selezionarono di persona le stoffe per il palazzo reale di Stoccolma così come portano la firma Bevilacqua anche il Palazzo Reale del Kuwait, il Konstantinovsky Palace di San Pietroburgo, il Cremlino a Mosca, la Casa Reale Saudita e la Casa Reale Omanita.
Ma i tessuti Bevilacqua non sono solo fonte di ispirazione per architetti e designer, tanto che l’alta moda non poteva che rimanere folgorata da tessuti di tale manifattura: fin dagli anni Cinquanta, infatti, Roberta di Camerino richiese i tessuti Bevilacqua per la borsa “Bagonghi” icona di Grace Kelly, mentre la regina Luisa di Svezia si fece realizzare un vestito con il lampasso “Svezia”. Seguirono poi Gucci, Prada, Dolce e Gabbana fino ad arrivare alla stilista Chiara Pizzinato che porta avanti la produzione destinata ai tessuti per l’alta moda conservando il sapore inconfondibile dei disegni di Maja Sjöström.

Oggi Virginio La Rocca ha il privilegio di poter presentare ai suoi visitatori, architetti, designer o amanti del bello, secoli di storia del tessuto sprigionati da ogni singolo drappeggio di un tessuto Bevilacqua, come in un’immensa biblioteca dai morbidi panneggi.

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